Ieri,
su un grande giornale nazionale di cui non faremo il nome, è uscita un’intera pagina dedicata all’influenza di quest’anno, influenza che prenderà il nome di “australiana”. Leggiamo che le persone colpite saranno stavolta molte di più, forse addirittura cinque milioni invece del milione e otto del 2007-2008. Questo per via del solito virus «che d’estate scompare senza che nessuno sappia dove si va a rintanare per poi spuntare di nuovo con il freddo in una forma variata» eccetera. Inseguono il misterioso aggressore 122 laboratori dell’Organizzazione mondiale della Sanità i quali devono affrettarsi a tracciarne l’identikit genetico per fare in tempo a preparare i vaccini.
In altri termini l’influenza sta arrivando. E io ho il compito di domandarle: ma in definitiva che cos’è l’influenza?
È una malattia provocata da tre tipi di virus (A, B e C) che fa venire febbre, mal di testa, tosse, dolori alle ossa. Via, non è difficile descriverla, prima o poi l’abbiamo avuta tutti. Si attacca soprattutto attraverso la saliva, per esempio gli spruzzi di uno starnuto sono, da questo punto di vista, delle vere pallottole cariche di microorganismi infettanti. Certe volte è terribile, come nel 1918-1919 la famosa spagnola (40 milioni di morti: una delle tante interpretazioni sull’origine di quella strage la imputa alla diffusione delle sputacchiere, tolte progressivamente di mezzo, infatti, negli anni successivi). Quasi sempre arriva, ci fa soffrire tre-quattro giorni e se ne va. C’è sempre tuttavia un piccolo nucleo di uomini e donne che muoiono per colpa dell’influenza. Proprio il giornale di cui sopra dice, correttamente, che ogni anno nel mondo ci sono 250-500 mila morti, che in Italia si rischiano ottomila vittime. Il virus del 2008-2009 sarebbe molto diverso da quello degli anni scorsi e per questo il numero dei malati dovrebbe essere così alto.
È roba tipo aviaria?
No, pare di no. Almeno: il giornale dice di no.
Come mai non ci dice che giornale è?
Perché mentre mi preparavo a rispondere alle sue domande mi sono imbattuto nella notizia che le multinazionali del farmaco investono 10 nella produzione dei farmaci e 20 nella pubblicità che li riguarda. Marc-André Gagnon e Joel Lexchin, due studiosi canadesi, hanno studiato i conti dell’industria farmaceutica americana e scoperto che, per esempio nel 2004, le case spesero 31 miliardi e mezzo per la ricerca e 57 miliardi per la promozione.
Un articolo su un grande giornale che lancia l’allarme sull’influenza prossima ventura fa parte della promozione?
Sicuramente no per quanto riguarda l’intenzione di quel giornale e di chi ha redatto l’articolo. E quindi non voglio far nomi, perché conosco tutti e due. So anche però che chi ha soldi e capacità di pressione ha talmente tanti sistemi per muovere l’informazione che un giornalista può facilmente trovarsi a metter giù una pagina senza rendersi ben conto di essere stato “influenzato” (e perdoni il bisticcio). Sempre in quello studio canadese si svelava che il 90 per cento dei profitti delle case farmaceutiche arrivano da prodotti vecchi, che stanno in commercio da almeno cinque anni. Giovanni Battista Cassano, per quello che riguarda la psichiatria (e Cassano con i farmaci lavora parecchio), disse in quell’occasione che dopo il Prozac non è stato inventato più niente. Gagnon e Lexchin lo affermano con sicurezza: «È il marketing la vera benzina che fa marciare l’industria farmaceutica».
Il vaccino anti-influenzale e tutto il resto non sarebbero che acqua fresca?
Non mi azzardo a dirlo io. Però il dottor Roberto Volpi, nel suo libro L’amara medicina (Mondadori: è uscito a febbraio), sostiene dati alla mano che il vaccino antiinfluenzale non serve a niente e che in generale la cosiddetta prevenzione è inutile. Adesso c’è poi la mania di andar su Internet per curarsi e magari di buttar giù antibiotici, una pratica contro cui gli stessi medici e farmacisti, cambiata giacca, gridano, perché porta assuefazione e noi siamo formidabili consumatori di antibiotici, i quarti in Europa. Del resto non si ricorda la storia dell’aviaria? Gli stessi scienziati riconoscono adesso di aver esagerato negli allarmi. Intanto però le tre cosiddette emergenze sanitarie degli ultimi tempi – Bse, Sars e, appunto, Aviaria – hanno fatto uscire dalle casse dello Stato italiano 550 milioni di euro. Un bel business, no? E praticamente per niente. Kellner e Kobert, altri due scienziati, consigliano di combattere l’influenza con gli oli essenziali: eucalipto, pino silvestre o mugo, lavanda, limone, niaouly, cannella, timo, rosmarino. Potrebbero anche aver ragione.
(dalla Gazzetta dello Sport del 25/11/2008)
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